Cenni di Pepo detto il Cimabue (1240 – 1302)

Maestà del Louvre tempera su tavola 424 x 276 1280 circa

Il più grande tra i grandi del suo tempo, l’artista che ha rivoluzionato lo schema iconografico Bizantino, precursore della prospettiva, maestro del colore e delle forme.

La prima puntata della nostra rubrica “Tra Arte e Musica”, realizzata con la collaborazione dell’Associazione Culturale MEDEA, inizia con un grande artista:

Cenni di Pepo detto il Cimabue.

Cimabue nasce a Firenze nel 1240 circa e muore a Pisa nel 1302.

Nonostante l’indiscussa maestria, la fama di Cimabue purtroppo fu offuscata dal suo più celebre allievo (Giotto da Bondone).

Scrive Giorgio Vasari (pittore, architetto e grande storico dell’arte) nella sua opera “Le vite dei più eccellenti” “Non lascerò di dire che, se alla gloria di Cimabue non avesse contrastato la grandezza di Giotto suo discepolo, sarebbe stata la fama di lui maggiore,”

Persino Dante nella sua Commedia, (Purgatorio XI canto Ver. 94 – 96) scrive: “Credette Cimabue nella pintura tener lo campo, et ora ha Giotto il grido; sì che la fama di colui oscura.“

Malgrado questo, Cimabue viene considerato il più grande tra i grandi del suo tempo.

Maestro del colore, delle forme e soprattutto possiamo dire inventore della prospettiva, ovvero di quella tecnica che da li in poi sarà motivo di ossessione per tutti i grandi maestri da Giotto a Masaccio fino ad arrivare ai grandi interpreti del rinascimento come Sandro Botticelli, Leonardo da Vinci, Raffaello Sanzio Michelangelo Buonarroti ecc.

Cimabue stravolge l’iconografia classica bizantina e oltre alla prospettiva inizia a dare umanità ed emozioni alle figure, i panneggi danno forma ai corpi, paesaggi e strutture diventano tridimensionali.

La produzione artistica di Cimabue è davvero impressionante, lavora moltissimo in Toscana, in Umbria e a Roma. Affreschi con le vite dei santi e descrizioni di scene bibliche segnano la sua maturità artistica, la realizzazione dei celebri Crocifissi, le pale da altare e le tavole lo consacrano come giustamente merita a grande maestro e straordinario interprete dell’arte dal 1200 al 1300.

In chiusura di puntata troverete Liber Usualis “Dies irae” interpretata da Nikos Angelis (giovanissimo controtenore).

Ringraziamo l’Associazione Culturale MEDEA, per la collaborazione.

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