Pietroap : Non sapevo avesse giocato anche a basket...
Crick : Alagrande Mazzone!
Miguel : Pietro stai al top
Beef : quindi te non devi far altro che scrivere e premere invio, niente F5 :P
Beef : Pietro, la chat è fatta apposta perchè si auto aggiorna da sola
Pietroap : E in caso di chat multipla non so se riesco a visualizzare l'ultimo msg...dovrei provare con uno di voi on line
Pietroap : Se non aggiorno non si aggiorna la data e l'ora dell'ultimo msg
Miguel : Pietro vai da paiura
Codus : chupa
Codus : spammer
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Ciak si Gira
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LOS ANGELES - Dal 1953, quando venne pubblicato per la prima volta, il libro Where the wild things are di Maurice Sendak si è imposto in cima alla classifica dei libri per bambini più letti e amati in America. Dieci righe che accompagnano 40 pagine di fantasiose illustrazioni, la storia di un bambino cattivello chiamato Max che, solo e arrabbiato nella sua camera da letto, si ritrova su un'isola abitata da una strana compagnia di mostruose ed enormi creature dentate (le "wild things") che lo eleggono a loro re e lo seguono in una sarabanda di corse selvagge fino a quando Max, annoiato da tante corse ma senza veri amici, riprende la sua barchetta per tornare a casa dalla mamma.
LA FANTASCIENZA, su grande schermo, significa - nella stragrande maggioranza dei casi - azione, avventura, adrenalina. Ma il genere fantastico ha anche un altro filone, più sentimentale che futuribile: vedi Ghost, Un'altra giovinezza di Francis Ford Coppola, o Il curioso caso di Banjamin Button. Ed è proprio a questo filone che appartiene un filmone romantico appena sbarcato nelle nostre sale: Un amore all'improvviso, storia di passione e fedeltà oltre i confini della realtà con protagonisti il bravo (e affascinante) Eric Bana, e la sempre più emergente Rachel McAdams.
UNA notizia luttuosa colpisce il grande popolo, femminile, di "Sex and the city", una delle serie televisive più intelligenti e spregiudicate fatte per un pubblico evoluto e cosmopolita, del tipo di cui mai terrebbero conto i nostri autori, fermi al moralismo e al familismo di maniera. Per ragioni di solo profitto, dopo l'antipatico primo film per il grande schermo, con Carrie, Miranda, Samantha e Charlotte, ne faranno un secondo.
VENEZIA - Un Leone d'oro che parla di guerra, di ragazzi mandati allo sbaraglio, della violenza che ogni conflitto comporta: è "Lebanon", diretto dall'israeliano esordiente Samuel Maoz, il trionfatore della Mostra 2009. Una scelta forte e in un certo senso militante, da parte della giuria presieduta da Ang Lee. In un'edizione in cui due film italiani - "La doppia ora" di Giuseppe Capotondi, "Il grande sogno" di Michele Placido - vedono premiate le rispettive attrici protagoniste. Ma Medusa, la società che distribuisce entrambe le pellicole, deve incassare anche la delusione per il mancato premio a "Baaria" di Giuseppe Tornatore, su cui aveva puntato molto. E che, invece, resta a bocca asciutta.