Dalla confisca del bene al recupero

Giuseppe Paolini, sindaco del comune di Isola del Piano.

La terza giornata di formazione è stata dedicata al tessuto antimafia, al contesto legislativo italiano ed europeo, ad alcuni esempi di riutilizzo di beni confiscati alla mafia.

La descrizione del panorama territoriale e legislativo sull’antimafia è affidata all’intervista contenuta nel podcast che trovate in questa pagina. Mentre, nelle righe a seguire, voglio raccontarvi una bellissima storia di lotta e rinascita.

Immaginiamo un piccolo comune di 650 persone immerso nelle campagne di Pesaro-Urbino, un paese di coltivatori e allevatori. Un giorno arriva un distinto signore proveniente dal Nord Italia, e si insedia nel tessuto economico e produttivo del paesello. In un primo momento, gli affabili e socievoli modi di questa persona fanno sì che gli abitanti lo accolgano in maniera benevola, trascorrendo con lui anche dei conviviali momenti al bar.  Ma passa poco tempo che l’uomo comincia a far trapelare una natura poco trasparente dei suoi affari. Intorno alla sua villa compaiono telecamere, cani da guardia e un grande via vai di persone non del tutto rassicuranti. La cosa diventa sempre più eclatante fino a quando nel 2002 intervengono i carabinieri e arrestano lui e la moglie; da lì a breve gli abitanti del paese verranno messi a conoscenza del fatto che quel distinto signore faceva parte di una banda criminale che opera nel nord Italia.

A seguito dell’intervento delle forze dell’ordine il Comune si trova a doversi far carico, nell’immediato, dei figli minorenni e dei cani presenti nella villa. E qui comincia un percorso fatto di scelte e azioni coraggiose e concrete. I ragazzi vengono, dopo un lavoro di mediazione, presi in affido da una terza sorella maggiorenne mentre i cani, di natura assai aggressiva (il cui abbattimento potrebbe sembrare la via più facile da intraprendere) vengono seguiti volontariamente da un ragazzo del posto, che dopo un periodo di addomesticamento riesce a renderli animali di compagnia, presi in affido da diverse famiglie del posto.

Ora al Comune resta ora solo un altro problema: le proprietà immobili del detenuto. Un problema reso ancora più grande dal fatto che tali proprietà si trovano a cavallo tra i due comini confinanti. Infatti la legge dice che a seguito del sequestro del bene, lo stesso viene proposto al Comune sul quale è collocato, se quest’ultimo rinuncia il patrimonio viene messo all’asta. La presa in caro da parte dell’ente pubblico è quindi un atto volontario che deve essere espressamente esplicitato con delibera di giunta. A questo punto, nella nostra storia, si confrontano due atteggiamenti differenti: l’altro comune rinuncia alla responsabilità sulla proprietà, mentre il Nostro prende (e non senza uno scontro politico interno) la decisione di assumere la gestione del bene confiscato. Questa scelta è stata guidata sia dall’opportunità di poter arricchire l’offerta di strutture e attività rivolte alla comunità sia dalla convinzione che con la rinuncia del bene da parte del pubblico si possa fornire di nuovo la possibilità alla parte sanzionata di poter mettere in qualche modo di nuovo mano sulla proprietà.

Ma come in ogni bella storia ci sono degli antagonisti e nel nostro caso è la lentezza dell’iter di affidamento, infatti da quando il comune notifica la sua volontà il passaggio effettivo avviene dopo molto tempo, periodo in cui i componenti della famiglia del malavitoso porta via dallo stabile e dal terreno i beni di valore: ulivi, coppi, oggetti, ecc…

Quando nel 2006 si arriva all’affido definitivo, per il Comune comincia un percorso di ragionamento su come sfruttare questa opportunità, e nel frattempo i privati sfruttano in concessione la struttura per scopi personali, ma è chiaro che questo non può essere il fine ultimo dello spazio riconquistato. Nel 2010 tale Giuseppe Paolini, fin dall’inizio interessato alla questione del bene confiscato, diventa sindaco del Comune e si impone per riottenere la gestione diretta del bene, che vede così nel 2011 la sua rinascita effettiva, grazie a un campo estivo di Libera, durante il quale 50 ragazzi provenienti da tutta Italia hanno lavorato volontariamente alla ristrutturazione dell’immobile. Oggi questo progetto ha visto la sua realizzazione in una fattoria didattica concentrata sulla biodiversità, dove vengono coltivate tipicità delle marche ( www.fattoriadellalegalita.it ).

Purtroppo questa storia non ha solo un lieto fine perché ci sono persone che ancora oggi si scontrano con minacce e attentati ad opera di quei soggetti che hanno subito la sottrazione dei propri averi.

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