C’è una frase che Antonina Allegrezza ripete con semplicità, ma che dentro contiene un intero secolo di vita: “Una volta eri sposata, eri rivenduta. Stop.”
Nata il 17 dicembre 1936, Antonina porta con sé il ricordo di una guerra vissuta da bambina, della fame, della paura, ma anche della straordinaria capacità di adattarsi a tutto. La sua è una memoria lucida, concreta, mai retorica. Una memoria che passa dai rifugi scavati sotto casa ai soldati tedeschi che occupavano la cucina di famiglia, fino a un episodio incredibile: un soldato che salva suo fratello malato accompagnandolo dal medico con una jeep militare.
Ma la vita di Antonina non si ferma alla guerra.
C’è il lavoro nei campi, la mezzadria, le giornate infinite iniziate troppo presto, il trattore guidato da ragazza quando studiare era un lusso impossibile. E poi la Germania. Otto anni lontana dall’Italia, tra fabbriche, camicie da stirare, bulloni per la Fiat e una nuova vita costruita al confine tra Svizzera e Francia.
Eppure, anche dentro la fatica, Antonina conserva qualcosa di prezioso: le mani. Mani che ricamano, cuciono, preparano gnocchi senza patate, lavorano il “punto giorno”, creano tovaglie per la chiesa lunghe sei metri. Mani che raccontano una generazione intera.
In questa puntata della Biblioteca della Memoria ascolteremo il racconto di una donna che ha attraversato il Novecento senza perdere ironia, dignità e gratitudine. Una donna che conosceva la durezza della vita ma che ancora oggi riesce a sorridere parlando del cioccolato svizzero, dei pranzi di famiglia e delle cose semplici.
Perché la memoria non è solo ricordare il dolore.
È anche custodire ciò che ci ha tenuti vivi.