Mar
2026
Biblioteca della Memoria | Episodio 5 – “Vedo un colore”

Non c’erano giocattoli.
Eppure si giocava lo stesso.
Anna Fiorini, 81 anni, racconta un’infanzia fatta di niente — e proprio per questo piena di tutto.
Bastava un pezzo di vetro colorato, nascosto tra le strade del paese, per inventare un gioco: “vedo un colore”.
E quel colore diventava una sfida, una corsa, un pomeriggio intero.
Le strade erano dei bambini.
Senza macchine, senza pericoli.
Le madri parlavano tra loro, sedute agli angoli del paese.
E intanto la vita scorreva semplice.
Ma crescere voleva dire anche imparare presto.
C’era la scuola, e c’era una maestra speciale.
Una di quelle che non insegnano solo a leggere, ma ti vedono davvero.
Che cucinano un piatto di riso su un fornelletto e lo condividono con te.
Che ti portano fino ad Ancona a leggere davanti a una commissione.
E tu sei brava.
Lo sai, lo sanno tutti.
Ma non basta.
Perché fuori dalla scuola c’è la realtà.
Una corriera da prendere.
Dei soldi che non ci sono.
Un padre che dice no, perché è troppo difficile, troppo lontano, troppo rischioso.
E allora la scuola finisce lì.
Si passa alle suore, al cucito, al corredo.
Centinaia di pannolini di stoffa, tovaglie, iniziali ricamate.
Si impara a fare, più che a scegliere.
E intorno c’è il freddo.
Quello vero.
Quello che ghiaccia le finestre e costringe tutti attorno al fuoco, seduti vicini per scaldarsi un po’.
C’è la fame, a volte.
E ci sono i genitori che rinunciano al loro piatto per darlo ai figli.
Questa è una storia di rinunce.
Ma anche di dignità.
Di un tempo in cui si aveva poco, ma quel poco veniva difeso, condiviso, trasformato in qualcosa di più.
E forse, in fondo, tutto comincia proprio da lì:
da un pezzo di vetro colorato e dalla capacità di vederci dentro un mondo intero.