Ci sono ricordi che fanno paura. E altri che, nonostante tutto, riescono a diventare memoria dolce.
Licia Mizzarri nasce nel pieno della guerra, tra campagne marchigiane, rifugi improvvisati e famiglie costrette a vivere ogni giorno con la paura dei bombardamenti e delle mine. Eppure nei suoi racconti c’è anche lo stupore di una bambina che trasformava persino una cantina piena di botti in un’avventura.
In questa puntata della Biblioteca della Memoria ascolteremo una storia fatta di coraggio quotidiano. La storia di una famiglia contadina che scavava rifugi sotto terra, che proteggeva i nonni dentro il tronco cavo di una grande quercia e che attraversava sentieri minati seguendo passo dopo passo le impronte del padre.
Ma quella di Licia è anche una storia di talento.
A scuola era bravissima. Così brava che un suo tema venne pubblicato su un giornale nazionale. L’insegnante la mostrava come esempio agli altri studenti. Eppure, come accadeva a tante ragazze del tempo, i sogni di studio dovettero fermarsi troppo presto. Dopo la morte della madre, Licia lasciò la scuola per occuparsi della casa, del padre e dei fratelli.
Da quella stessa cucina però nascerà il suo futuro.
La “madia”, il forno a legna, le tagliatelle fatte a mano, il pane impastato all’alba: tutto ciò che aveva imparato da bambina diventerà negli anni una professione. Insieme al marito costruirà un forno e una pasticceria, trasformando la memoria domestica in arte culinaria.
Questa puntata racconta una generazione che conosceva la fatica, ma anche il valore delle cose semplici. Una generazione che festeggiava l’arrivo della luce elettrica come un miracolo e che riusciva a fare comunità persino dentro una stalla, nelle sere d’inverno.
La memoria di Licia Mizzarri è il racconto di un’Italia povera ma viva, dura ma piena di dignità.
Ed è proprio per questo che oggi vale la pena ascoltarla.